Scuola senza zaino, come e perché

Arriva anche in Italia il nuovo approccio didattico della scuola senza zaino. Ecco come i bambini possono imparare «in leggerezza», attraverso strumenti tattili, aree di lavoro condivise e giochi che incoraggiano la curiosità.

Si chiama «Scuola Senza Zaino» ed è un progetto proposto e avviato nei primi anni del 2000 da Marco Orsi, al tempo Direttore Didattico del Circolo Didattico n. 7 a Lucca. Possiamo descrivere la Scuola Senza Zaino come un approccio educativo che si basa su 3 valori principali: l’ospitalità, la responsabilità e la comunità.

Ciò che distingue questo approccio da quello di qualsiasi scuola tradizionale non è solo il fatto che i bambini non hanno bisogno di portarsi appresso un pesantissimo zaino pieno di libri. Anche l’aula, la modalità di studio e la presenza dei docenti sono completamente rivoluzionati.

Prima di qualsiasi cosa viene l’autonomia dei bambini. I docenti passano in secondo piano, senza tuttavia perdere la loro importanza, assumendo il ruolo di «registi» anziché essere gli unici «protagonisti» dominanti della scena –> Scopri come rendere i bambini autonomi!

I valori educativi della Scuola Senza Zaino

Possiamo capire molto della Scuola Senza Zaino dal modo in cui i docenti si propongono ai loro allievi. Il fatto che non esista una cattedra parla da sé: l’apprendimento non è più unidirezionale (docente che spiega, alunno che impara), ma è fluido e condiviso. Un approccio di questo tipo stimola la curiosità, permette ai bambini di esprimersi e incoraggia il loro apprendimento attivo.

Ospitalità, responsabilità, comunità: sono questi i 3 valori principali su cui si basa tutto l’approccio educativo della Scuola Senza Zaino, una proposta di Marco Orsi sempre più adottata in tutto il territorio Italiano.

Le aree di lavoro dell’aula

Un’aula della Scuola Senza Zaino è completamente diversa da qualsiasi altra aula tradizionale. Non esiste infatti la cattedra e i banchi non sono disposti in fila verso la lavagna.

Lo spazio è suddiviso in 4 aree di lavoro:

1. area tavoli (rivolti a gruppi ognuno verso l’altro)

2. area laboratori
3. area di lavoro individuale
4. agorà (per gli incontri di gruppo)

Niente cartelle pesantissime, astucci zeppi di penne dimenticate, sacchetti e sacchetti per sistemare i libri in più: nella Scuola Senza Zaino anche le attrezzature didattiche sono condivise. Ai bambini è richiesto di portare solo una penna e una matita in una semplice sacca a tracolla.

«Abbiamo preso un semplice e scontato oggetto come lo zaino che adoperano gli studenti e abbiamo provato a porci delle domande: perché si usa per andare a scuola? Perché il funzionario che lavora in banca porta con sé solo una cartella leggera? Perché, al contrario, lo zaino è così pesante da preoccupare genitori e medici? Vuol dire qualcosa il fatto che la scuola sia l’unica organizzazione che impiega questo strumento, oppure si tratta di un aspetto così marginale da non meritare la nostra attenzione?» (M. Orsi, A scuola senza zaino)

Condividere è una responsabilità

Un approccio come quello della Scuola Senza Zaino trasmette un importante insegnamento ai bambini e cioè che ognuno è responsabile dei materiali messi a disposizione di tutti. Di conseguenza, ciò che è condiviso deve essere rispettato molto di più di ciò che è proprio. Un valore che, se ci pensiamo bene, è alla base del rispetto e del buon senso che dovrebbe guidare qualsiasi società educata alla civilità.

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