Che cos’è l’assistenza sessuale per disabili?

Ecco chi sono i Love Giver, gli operatori all’affettività che prestano assistenza sessuale ai disabili, anche in Italia.

Per gran parte della popolazione italiana, parlare apertamente di sessualità è ancora un’utopia irraggiungibile. Le ultime generazioni, tuttavia, stanno portando cambiamenti positivi e significativi in tal senso. Complice il grande lavoro di sensibilizzazione realizzato negli anni da scuole e istituzioni, i ragazzi sono molto informati sul sesso.

Sotto un punto di vista scientifico, gli adolescenti conoscono i meccanismi che fanno parte dell’atto sessuale in sé e delle conseguenze che può comportare; hanno acquisito anche alcune competenze nella prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili; sono infine consapevoli che l’argomento riguardi anche aspetti emotivi e affettivi.

Si parla spesso di sessualità, di piacere, di desideri dell’uomo e della donna. Tuttavia, quando si tratta di considerare un connubio tra sessualità e disabilità, ci troviamo ancora troppe volte a fare i conti con qualche sorta di incredulo imbarazzo.

Ma quando si parla di sessualità e disabilità, sembra di tornare indietro di diversi anni nella nostra evoluzione culturale. Sembra quasi che non possa esistere una dimensione sessuale per chi convive con disabilità fisiche e men che meno per chi ha una disabilità mentale –> Scopri di più sulle pulsioni sessuali nei disabili!

L’educazione sessuale: una parte fondamentale nello sviluppo della persona

La sessualità è un aspetto fondamentale nella vita dell’uomo. La piramide di Maslow (ma non solo) ci conferma l’importanza del sesso considerandolo come un bisogno fisiologico che è secondo solo alle necessità di sentirsi sazi, amati e sicuri.

Ma l’universo della sessualità ci porta ben oltre le esigenze prettamente fisiche. Permette di sviluppare, di esplorare e di approfondire l’emotività, la sensibilità, la personalità di un individuo.

La dimensione sessuale è, a partire dall’adolescenza, un aspetto fondamentale nella costruzione della persona, del suo carattere, della sua individualità e del suo inserimento sociale. Diventa quindi sempre più importante abbattere ogni tabù che riguardi questo argomento.

Possiamo a questo punto considerare il sesso un elemento cardine che collega tutta la sfera personale e relazionale dell’essere umano, con disabilità o meno. Ma in ogni caso, non è scontato riuscire a vivere una dimensione sessuale reale e soddisfacente, né con se stessi né con gli altri.

A maggior ragione, non è più possibile convivere con i tabù che riguardano la sessualità. Oggi è più che necessario fare spazio a un’apertura di dialogo sempre più significativa, razionale e oggettiva, che dia voce e possibilità di espressione a tutti.

Chi sono i Love Giver, gli operatori all’affettività

È proprio con l’intento di lavorare sullo sviluppo a tutto tondo della persona che sono nati i cosiddetti Love Giver, gli operatori all’affettività e alla sessualità dei disabili. In Italia, sono ancora pochi gli Assistenti che hanno le competenze adatte per gestire e canalizzare correttamente le pulsioni sessuali dei disabili, nonostante l’argomento sia da sempre all’ordine del giorno per le famiglie delle persone con disabilità.

Che cosa fa un Love Giver?
Cerchiamo di fare chiarezza fin da subito perché la figura del Love Giver non venga fuorviata. L’obiettivo di questi professionisti è educare la persona a gestire autonomamente la propria sessualità e la propria emotività, nel modo più maturo e razionale possibile.

Per costruire questa consapevolezza, il Love Giver propone: 

• esercizi di respirazione
• meditazione individuale o condivisa
• percorsi di educazione sessuale
• momenti di riflessione
• elementi di educazione sociale per capire come, dove e quando sia più opportuno assecondare gli impulsi sessuali

Non sono poche le persone con disabilità che non hanno mai avuto modo di parlare con altri di desideri, di piacere, di impulsi. Alcune addirittura non sono mai state preparate a comprendere l’attrazione nei confronti degli altri e non sanno come sfogare i loro istinti attraverso l’autoerotismo.

Oltre ad offrire uno spazio in cui parlare liberamente di sessualità sotto ogni punto di vista, condividere dubbi e trovare delle risposte alle proprie domande, il Love Giver aiuta i disabili a prendere consapevolezza del loro corpo e a considerare l’idea di utilizzare, ad esempio, dei sex toy per esplorarsi e per conoscersi.

Un passo alla volta, anche grazie ai Love Giver, l’orizzonte culturale nei confronti della disabilità sembra aprirsi sempre di più verso una concezione perfettamente normale e naturale delle diversità.

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