Come inserire un bambino disabile a scuola?

Suggerimenti per genitori, Assistenti e Educatori: inserire un bambino disabile a scuola evitando ansia, stress e insicurezze.

Per tutti i bambini, qualsiasi tipo di cambiamento porta con sé un grande carico emozionale che può essere fatto di paura, tensione, ansia, ma anche di speranza, curiosità e desiderio. Cambiare città, asilo, iscriversi a un corso di nuoto, iniziare una nuova scuola sono tutte situazioni che aprono le porte a tanti scenari diversi e sconosciuti, di conseguenza generano stati d’animo contrastanti non solo ai bambini, ma anche all’intero gruppo familiare.

Inutile negare che, a maggior ragione, le preoccupazioni sorgono soprattutto quando i bambini protagonisti di questi cambiamenti hanno qualche disabilità fisica o mentale. I timori sono uguali da parte di tutti: la classe lo accetterà?, riuscirà a stare al passo con le lezioni?, sarà considerato «diverso» dagli altri?, e lui si sentirà «diverso»?

I bambini sentono e avvertono le emozioni degli adulti molto di più di quanto immaginiamo. Se il clima in famiglia è tranquillo, anche i bambini saranno meno inclini a provare ansia durante le fasi di cambiamento.

Senz’altro, il primo passo per inserire un bambino disabile a scuola è garantirgli dei mezzi ottimali per permettergli di approcciarsi alle lezioni e a eventuali laboratori pratici. Ad esempio, se il bambino ha una disabilità visiva possiamo aiutarlo con dei libri di testo digitali che possano essere letti da un software; se il bambino ha disabilità fisiche e fatica ad esempio a scrivere, possiamo permettergli di usare un registratore vocale per prendere appunti durante le lezioni –> Scopri come la tecnologia può aiutare i bambini con disabilità a scuola!

Visitare la scuola e prendere confidenza con gli spazi

Per inserire un bambino disabile a scuola, bisogna permettergli di sentirsi a suo agio in prima persona. A volte, ciò che genera più ansia è non sapere ciò che ci si può aspettare da una situazione, non conoscere l’ambiente e quindi non poter immaginare e anticipare un momento tanto atteso come l’inizio della scuola.

Per ridurre questi timori, è ideale programmare una gita nella futura scuola, visitare gli spazi, prendere confidenza con gli ambienti, parlare con alcuni docenti e presentare il bambino ai suoi futuri riferimenti.

Immaginare e visualizzare le possibili situazioni future aiuta a elaborare l’ansia. Possiamo aiutare un bambino rispondendo con suggerimenti concreti alle sue paure. Ad esempio: «Cosa faccio se devo andare in bagno durante la lezione e mi vergogno a chiederlo davanti a tutta la classe?». A questa domanda possiamo rispondere: «Alza la mano e comportati come tutti gli altri bambini, chiedi solo se puoi uscire 5 minuti dall’aula senza specificare che cosa devi fare in bagno».

Ovviamente, la scuola deve essere preparata alla visita e i docenti devono essere preavvisati, in modo tale da permettergli di dedicare al bambino il tempo necessario e fargli vivere una buona esperienza fin da subito.

Creare un ponte con la scuola precedente

Che il bambino sia appena uscito dalla scuola dell’infanzia o che si stia approcciando alla Scuola secondaria di primo grado il discorso non cambia: i futuri docenti devono essere messi al corrente del percorso formativo e educativo affrontato in passato.

Prima di introdurre un bambino in un nuovo ambiente formativo, è bene assicurarsi che i docenti siano informati adeguatamente sul vissuto dei loro alunni e sul loro percorso educativo precedente. Possiamo aiutarli consegnandogli quaderni e materiali didattici.

In questo modo, il bambino potrà percepire un interesse reale e concreto nei confronti del suo lavoro, oltre che una continuità fondamentale per dargli modo di costruire una buona base culturale.

Le attività di accoglienza all’inizio dell’anno

Durante i primissimi giorni di scuola, qualsiasi bambino riesce ad inserirsi meglio in un nuovo ambiente didattico se guidato da attività specifiche. Giochi, eventi, occasioni ludiche e ricreative possono essere dedicate, per qualche giorno, proprio alla conoscenza dei docenti e dei compagni di classe, degli spazi e del personale, degli orari formativi e della routine quotidiana.

«Ferma restando l’unità di ciascuna classe, al fine di agevolare l’attuazione del diritto allo studio e la promozione della piena formazione della personalità degli alunni, la programmazione educativa può comprendere attività scolastiche integrative organizzate per gruppi di alunni della classe, oppure di classi diverse anche allo scopo di realizzare interventi individualizzati in relazione alle esigenze dei singoli alunni. Nell’ambito di tali attività la scuola attua forme di integrazione a favore degli alunni portatori di handicap con la prestazione di insegnanti specializzati assegnati ai sensi dell’art. 9 del dPR n. 970 del 31/10/75, anche se appartenenti a ruoli speciali o ai sensi del quarto comma dell’art. 1 della legge n. 820 del 24/09/71» (Legge 517/77 n. 2).

Le attività devono ovviamente tenere conto delle caratteristiche della disabilità del bambino. Se, ad esempio, un alunno ha difficoltà a gestire situazioni rumorose e affollate, meglio evitare un’accoglienza di gruppo da parte dell’intera scuola e proporre piuttosto un più tranquillo tour delle classi durante le lezioni.

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